“Siate, come lui, amici, fratelli e padri verso i giovani” (San Giovanni Paolo II) Parrocchia dei Santi Martino e Rosa - Giuseppini del Murialdo In memoria di p.Giuliano Pini
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«Non seguire soltanto il percorso tracciato, vai dove non c’è strada segnata … Sogna sempre in grande … Allarga le braccia più che puoi e abbraccia più persone che puoi …». (intervista a Vita giuseppina 2017)
Dal libro: 100 anni insieme con i Giuseppini del Murialdo «… le persone non ricordano i passi che hai fatto nel cammino della vita, ma le impronte che hai lasciato… E mi sento di dirvi: grazie!» «Sono in Africa da 35 anni. L’Africa è una terra meravigliosa, capace di incantarti in pochi giorni. Ti imprime nell’anima colori, suoni odori e sapori. La sua potenza straordinaria ti stordisce, ma, mai come in altri luoghi, assisti attonito alla cruda povertà e morte. L’Africa è un continente straordinario, ma è gravemente ferito. E’ da decenni colpita da guerre sanguinose e fratricide, campi profughi, carestie e siccità, epidemie, disoccupazione e analfabetismo.» «C’è una frase che si ripete spesso in occidente: AIUTIAMOLI A CASA LORO. A me non piace. Prima di tutto perchè «aiutiamoli» da già l’idea che noi partiamo da un punto di superiorità. Tu aiuti qualcuno che è più debole, che ha bisogno. E poi «a casa loro»… io onestamente non credo più che ci sia una casa loro e una casa nostra. Dov’è la casa loro? Dov’è la casa nostra? Noi abbiamo una casa comune, dice Papa Francesco. Dovremo pensare diversamente e dire: aiutiamoci insieme a risolvere i problemi. Con l’Africa noi europei siamo uniti nella diversità.»
Chiesi a Dio di essere forte, per eseguire progetti grandiosi, Egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà. Domandai a Dio che mi desse la salute, per realizzare grandi promesse, Egli mi ha dato la debolezza per comprenderla meglio. Gli domandai la ricchezza, per possedere tutto, mi ha fatto povero per non essere egoista. Gli domandai il potere, perchè gli uomini avessero bisogno di me, Egli mi ha dato l’umiliazione, perchè io avessi bisogno di loro. Domandai a Dio tutto, per godere la vita, mi ha lasciato la vita perchè potessi apprezzare tutto. Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo, ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno. Le preghiere che non feci furono esaudite. Sii lodato, mio Signore. Fra tutti gli uomini, nessuno possiede quello che io ho.
Avvenire 1 marzo 2020 «Camminare con gli uomini, portando pace e sorriso» DI ELEONORA MACCAFERRI Una vita all’insegna della missione quella di padre Giuliano Pini, membro della Congregazione dei Giuseppini, da più di trent’anni a servizio del popolo africano, tra Sierra Leone (26 anni) e Nigeria (gli ultimi 6). Durante la sua sosta in Italia, costretto per problemi di salute, vive questo tempo quale risorsa per rigenerarsi e riflettere su questi lunghi anni di missione e gli obiettivi raggiunti. Presto ripartirà per la Nigeria. La Bibbia ricorda che ogni cosa buona piccola o grande viene dal Padre che è nei cieli. Questo è il messaggio che traspare da ogni sua parola e che lo ha guidato in tutti questi lunghi anni di missione a fianco degli ultimi. Ricorda l’importanza di non dare mai le cose per scontato. Quante volte nella nostra vita attendiamo sempre avvenimenti spettacolari e non sappiamo piuttosto cogliere la bontà di Dio nelle cose semplici e ordinarie della vita? Quante volte ci limitiamo a ricordare le nostre sconfitte, i momenti bui della nostra vita, le delusioni invece di guardare e far vivere in noi i momenti belli e le piccole vittorie di ogni giorno? Queste sono solo alcune tra le provocazioni che emergono alla luce di una vita vissuta in pienezza, in contesti sicuramente complessi da comprendere ed ostili in cui vivere, ma dove la presenza di Dio appare in ogni piccolo gesto. Padre Giuliano ci descrive le difficoltà e i pericoli vissuti in questi anni di testimonianza della parola di Dio. È ancora vivissimo nella sua memoria il momento del sequestro da parte dei ribelli in Sierra Leone. Consapevole dei gravi problemi che soffocano le popolazioni con cui ha condiviso tanti anni, è profondamente rattristato quando ci racconta l’eccidio di tanti cristiani e civili, costantemente attaccati e uccisi da Boko Haram e dai pastori Fulani in Nigeria. È triste quando ci parla del Biafra che, nonostante l’immenso valore economico dei più di cinquecento pozzi petroliferi, rimane una delle zone più povere. Una vera e propria catastrofe non solo ambientale quanto umana, dove il petrolio inquina la natura e calpesta i diritti umani. Nonostante tutto questo, le parole di padre Giuliano Pini sono piene di speranza. Una speranza che affiora esplosiva dalla popolazione stessa, determinata a voler risollevare la propria vita e ricostruire l’economia del proprio paese. «È da ammirare dice padre Pini la grande capacità di convivenza, la profonda religiosità, i valori della solidarietà, ospitalità e condivisione, il forte senso della famiglia, la prevalenza del bene comune sugli interessi individuali, l’amore per la vita e la fecondità, il rispetto per gli anziani e per i bambini, il senso della pazienza e della speranza nella vita. Tutti questi elementi sono rilevabili con maggior evidenza nelle zone rurali». Forse, anche la nostra Europa deve prendere esempio proprio da loro in questo periodo tanto difficile. Nella nostra società, quanto spazio dedichiamo alla comunità, alla famiglia, all’ascolto e all’incontro piuttosto che alla competizione, l’accumulo e il benessere individuale? È forse necessario compiere un passo indietro, tornare all’essenza del nostro essere umani, alla condizione esistenziale per ognuno di noi: la relazione, che non si limita agli altri esseri umani, ma deve comprendere anche il creato e il Creatore. Padre Giuliano Pini, membro della Congregazione dei Giuseppini, è da sempre a servizio del popolo africano È stato 26 anni in Sierra Leone e 6 li ha trascorsi in Nigeria.
Intervista a Vita Giuseppina 2017 (di Sandro Pipino) “Il mio sogno: camminare insieme con l’umanità e portare vita e sorrisi nel mondo.” Incontro con p.Giuliano Pini “Tutti noi abbiamo bisogno di essere accolti… Abbiamo bisogno di speranza in questo difficile momento, difficile per tutti: difficile per il mondo occidentale che non riesce a vincere la paura, l’incertezza, la sfiducia… difficile per i poveri del mondo che faticano a credere in un mondo diverso, senza guerre, senza violenza, senza ingiustizie… Oggi la maggior parte dell’umanità vive crocifissa dalla fame, dalla povertà, dalla scarsità d’acqua, dalla disoccupazione. Ma crocifissa è anche la Natura, lacerata dall’avidità industriale che rifiuta i necessari limiti. Crocifissa è la Madre Terra, sconvolta dal riscaldamento globale ed esausta fino al punto d’aver compromesso il suo naturale equilibrio…” Sono parole forti quelle con le quali padre Giuliano Pini ha esordito nell’incontro organizzato dai suoi “Amici” nel marzo scorso a Spilamberto (Modena). Dopo avere ricordato i suoi ventisei anni trascorsi in Sierra Leone, durante i quali ha condiviso “momenti belli e momenti brutti”, don Giuliano ha voluto citare quanto i “suoi” bambini della missione hanno scritto al termine della guerra civile: “…C’è stata una spaventosa guerra in Sierra Leone, iniziata nel 1991 e durata 11 anni. Tutti hanno sofferto tremendamente e molte persone, compresi tanti bambini, hanno perduto la vita… I ricordi continuano a pesare sulle nostre menti e sui nostri cuori ma noi, che siamo riusciti a sopravvivere a questa terribile guerra, siamo determinati a guardare avanti. Daremo un volto nuovo al futuro della Sierra Leone. Dobbiamo imparare a capire quello che capita attorno a noi per poter trasformare le nostre vite e creare un nuovo sogno per il futuro.” Ha poi sottolineato che non soltanto i giovani della Sierra Leone ma tutti abbiamo bisogno di capire quello che avviene intorno a noi: “…Tutti noi abbiamo bisogno di passare dalla paura alla speranza e affrontare con fiducia le sfide e i rischi del tempo in cui viviamo. Stiamo attraversando un cambiamento epocale, ed ogni cambiamento d’epoca suscita problemi, incertezze e dubbi perché incontriamo difficoltà a comprendere il mutamento dei valori di riferimento. L’ultimo grande cambiamento epocale dell’Occidente risale a cinquecento anni fa quando si passò dal Medio Evo all’Età Moderna e noi, oggi, stiamo vivendo il passaggio dalla modernità al Post Moderno. La nostra è un’epoca caratterizzata da una rapida e continua evoluzione tecnologica che ha contribuito a far sorgere un profondo ottimismo nella convinzione che Scienza e Tecnologia possono trovare le soluzioni a tutti i problemi che opprimono l’uomo. È vero che la vita si è allungata, che molte malattie sono state debellate, che i beni di consumo sono alla nostra portata, ma i veri grandi problemi sono ancora irrisolti: in quanti hanno beneficiato delle “ricchezze” prodotte dalla tecnologia? Per tre miliardi e mezzo di persone (su sette miliardi che popolano il pianeta) i “Diritti Umani” e le “Sacre Libertà” stabilite dalla Carta dell’Onu sono soltanto parole, un miraggio, un’utopia, un lusso che non possono permettersi, poiché la loro esistenza si esaurisce tutta nello sforzo di garantirsi una sopravvivenza biologica. Le grandi conquiste della scienza hanno privilegiato il dieci per cento dell’intera umanità, mentre la metà della ricchezza è concentrata in poche decine di mani: una brutale e crescente disuguaglianza…” Un’analisi cruda e spietata di un mondo dominato dalla disuguaglianza e dall’ingiustizia, quella di padre Giuliano che domanda a se stesso e alle nostre coscienze: “Quale mondo vogliamo preparare per le nuove generazioni?” poi, quasi a suggerire una possibile soluzione, aggiunge: “Dobbiamo costruire un mondo per tutti… andare verso una globalizzazione della solidarietà!” Ha poi affrontato il tema specifico della sua esperienza africana esordendo con un altro quesito: “Qual è l’immagine che abbiamo dell’Africa, e quale l’idea della nostra collaborazione con gli africani?” L’analisi che ne è seguita è stata tanto semplice quanto chiara ed efficace: “Ci sono due distinte visioni dell’Africa: la prima, più stereotipata, ci parla di un’Africa povera e di noi che sentiamo il dovere di aiutare la sua gente (come dire: sfamiamoli dandogli un pesce); la seconda, più oggettiva e realistica, ci dice di un’Africa ricca e di noi che continuiamo a rubare la sua ricchezza…Noi non stiamo aiutando l’Africa. L’Africa è ricca, smettiamola d’impoverirla. Aiutiamo gli africani a re-distribuire la loro ricchezza, ad utilizzarla al meglio con scambi commerciali equi. Insegniamo loro come si pesca anziché dargli un pesce per sfamarli!... Abbiamo bisogno di cancellare dalla nostra esistenza e dall’esistenza di ogni fratello e sorella ogni puzza, ogni sentore di morte, ogni sofferenza inutile! Oggi, questo pranzo di solidarietà urla proprio questo: vogliamo immettere nel mondo che ci circonda un’aria nuova che porti il profumo di una grande speranza per tutti… Fare rivivere la speranza prima che finisca sotto le macerie della disperazione.” Don Giuliano ha poi ricordato che tanti bambini della Sierra Leone sono diventati uomini frequentando le quattro scuole giuseppine: due Istituti Tecnici, una Scuola Media e una Superiore con tre indirizzi di studi. Qui sono stati accompagnati nella loro crescita umana, intellettuale e sociale, e aiutati a costruire il loro futuro offrendo a molti di loro un lavoro o la possibilità di proseguire gli studi. Insomma, “Li abbiamo aiutati a realizzare il loro sogno” come ha detto con la voce velata di commozione don Giuliano che ha poi aggiunto: “Nel mio cuore e nel vostro, carissimi amici e benefattori, hanno trovato posto tutte le carità più urgenti e necessarie: dai giovani con difficoltà ad affrontare la vita e la scuola, ai bambini malati e denutriti, agli amputati, a coloro che desiderano imparare un mestiere. Ma c’è posto anche per la riconoscenza: innanzitutto agli Ex Allievi delle nostre scuole che presso Freetown hanno costruito cinque grandi edifici con laboratori di falegnameria, meccanica, saldatura, tintoria, tipografia, muratura e una grande sala polivalente...”. Malgrado stia ormai per varcare la soglia dei settanta, don Giuliano è da tre anni impegnato alla realizzazione di una nuova comunità ad Ibadan, nel sud della Nigeria. “…Non ho perso la voglia di sognare perché sono testardamente convinto che, insieme, è possibile cambiare qualcosa. È questa certezza che mi fa superare lo scoramento e le difficoltà, che mi fa sopportare la fatica, le malattie come la malaria, e gli interventi chirurgici. Due anni fa non riuscivo più a camminare, mi hanno operato al cervello e ora cammino! Il Signore mi ha detto: “Ho ancora bisogno di te. Alzati e cammina, e…torna in Africa!” La Nigeria. Quando i suoi superiori gli proposero di aprire una nuova comunità in questo stato del centro Africa, i suoi amici lo sconsigliarono; ma lui aveva nella mente e nel cuore ben altri ideali: “Non seguire soltanto il percorso tracciato, vai dove non c’è strada segnata… Sogna sempre in grande… Allarga le braccia più che puoi, e abbraccia più persone che puoi…”. E alla preoccupazione degli amici, come allora, ancora risponde con un proverbio africano: “Chi è già bagnato non ha paura dell’acqua”. Poi aggiunge “Sono stato in Sierra Leone durante la guerra, i ribelli mi hanno sequestrato, bastonato, ma sono ancora qua… Sapete, un altro proverbio africano dice che quando il nemico scava una fossa per te, il Signore ti prepara un’uscita d’emergenza! Così Lui ha fatto per me. E mi son detto: non temere Giuliano, Dio imburrerà il tuo pane. Ed è stato così”.
«Sono stata in Sierra Leone. Ed è come se, queste poche parole, rappresentassero un mondo intero di emozioni così forti e contrastanti che mi è difficile descrivere sia con le parole che con le numerose fotografie che ho scattato. Ognuno di noi percorre, nella vita, un viaggio che diventa, nel bene e nel male, il “nostro” viaggio personale… Anche con la Sierra Leone è stato così e, come ogni volta che il contatto con “l’altro” diventa risorsa, da questa esperienza sono tornata “più ricca”, ma anche profondamente turbata. Turbata, perché le mie sensazioni preesistenti su come si può aiutare il terzo mondo senza annientarne la cultura e la storia ….. (a questo proposito, in una stanza dove ho dormito, scritta sul muro, qualcuno aveva scritto “Il nostro mondo non è terzo a nessuno”)….. hanno avuto conferme sia in positivo che in negativo. Qui, soprattutto nelle città, i ruoli si ribaltano un poco…. l’immagine dell’ ”uomo nero cattivo”, ancora così forte da noi, si trasforma nel “bianco sfruttatore”, nei confronti del quale cercare in un qualche modo rivincita, anche solo mettendolo in difficoltà. E’ così che, quando si atterra con l’aereo, la prima sensazione viscerale che si prova è quella di essere catapultati in un mondo pieno di confusione, senza regole e, perché no?, difficile per i bianchi, che sono visti (come succede nei paesi veramente poveri di ogni parte del mondo) principalmente come fonte di denaro. La seconda sensazione, ad un colpo d’occhio superficiale, ci mostra una estesa Freetown, con grandi e nuovi palazzi, negozi, il campo sportivo, con standard sempre più simili a quelli occidentali, ma che mascherano la povertà assoluta della zona est della città, per esempio, che ha raccolto, negli ultimi anni, una moltitudine di persone che hanno lasciato i paesi dell’interno attirati dal miraggio della capitale. E’ molto facile, così, pensare che qui, in Sierra Leone, non c’è più bisogno del nostro aiuto, ma così proprio non è. Questa zona, così povera, dove le condizioni di vita sono veramente difficili, dove la gente vive in baracche di lamiera, senza servizi igienici, senza il minimo indispensabile, si chiama Kissy ed è proprio che i Padri Giuseppini del Murialdo hanno costruito la missione, in mezzo alla gente più bisognosa, per essere un punto di riferimento positivo. Ho visto, anche se solo per pochi giorni perché nel mese di dicembre le scuole rimangono chiuse, il movimento degli studenti che arrivavano nel viale della missione indirizzati alle classi, quel vociare bellissimo di giovani diretti verso quello che rappresenta un possibile futuro diverso. Senza i nostri Padri questo non sarebbe possibile. Sono straordinari, questi Padri, umanamente straordinari e, del resto, non poteva che essere così, dopo la scelta di operare per il futuro dei sierraleonesi in condizioni che, ancora oggi, sono tutt’altro che facili; ho sentito e visto il loro affetto paterno verso la gente ed anche verso chi, come me, “passava di là”. Ho visto quanto amore lega reciprocamente quella gente a Padre Giuliano…. c’è una parola magica “Lagila” che sigilla questo legame…. Un sacco di volte, nei posti più lontani ed impensati, da ragazzi e da donne anziane, saliva un “Lagila!!!” a salutare Padre Giuliano con quella parola da lui inventata senza un vero significato preciso. Ecco, anche solo questa parola è un indicatore del rapporto che Padre Giuliano ha saputo costruire con la sua gente e, giuro, era bellissimo sentirla…. Ma c’è anche altro che indica questo legame: volendo ringraziare Sidki, un tecnico della scuola di Lunsar, dopo che mi aveva accompagnata in visita in alcuni posti, mi sono sentita dire “Non sei fortunata ad aver conosciuto me. Sei fortunata, come noi, ad aver conosciuto Father Giuliano”…. Servono forse altre parole?…» Anna 24.02.2014
2016 (da Vita Giuseppina) P. Giuliano Pini festeggia 40 anni di sacerdozio Grande gioia e clima di festa domenica fine marzo nella parrocchia dei SS. Martino e Rosa di Conegliano. Nella comunità è giunto in visita p. Giuliano Pini, il missionario che per diversi anni è stato cappellano nella parrocchia. In Italia da qualche tempo per motivi di salute, ora in fase riabilitativa. Ha festeggiato i 40 anni di sacerdozio di cui 28 trascorsi in terra d’Africa. Dopo la Santa Messa concelebrata con il parroco, p.Guglielmo, ed il pranzo comunitario, nel pomeriggio ha raccontato, alle numerose persone intervenute, la sua esperienza missionaria. Il giorno dopo ha parlato anche agli studenti di una classe prima del liceo Scientifico G.Marconi di Conegliano.
Dal libro: 100 anni insieme con i Giuseppini del Murialdo «… Nel 1976 arriva Don Giuliano Pini. La Parrocchia di San Martino diventa una delle più propositive della Diocesi e ricca di iniziative. I gruppi dell’ACR (Azione Cattolica dei Ragazzi) si distinguono per essere sempre numerosi e partecipanti alle varie iniziative come la Festa del Ciao, i Congressini diocesani dell’ACR, i campiscuola a nebbiù, a caviola, a Falcade, a Cei. Don Giuliano era un’esplosione continua di idee. Con lui abbiamo fatto diversi recital presentandoli sia ai Campiscuola che in altre parrocchie. Ricordo comunque anche incontri con animatori di altre realtà giuseppine, ad esempio al Patronato Leone XIII di Vicenza. Inoltre partecipammo a campiscuola della Diocesi di Verona che si svolgevano in montagna a Campofontana. Queste esperienze sono risultate molto formative sia per i ragazzi che per gli animatori perchè ci aprivano a realtà e territori diversi da quelli nostri abituali. Con Don Giuliano, noi giovani animatori, abbiamo sperimentato i primi gesti di solidarietà con le «Carovane Pasquali» andando a fare volontariato e assistenza agli anziani in ospedale, portando pasti alle famiglie povere della parrocchia. Con lui andavamo a fare uscite in montagna, abbiamo fatto un recital su San Francesco andando a registrare scene ad Assisi e in Umbria, vestendoci rigorosamente da frati. Con Don Giuliano è stato messo il seme della futura «Conegliano Pedala» che in realtà inizialmente si chiamava San Martino pedala perchè dopo i campiscuola andavamo con tutti i ragazzi in bicicletta a trovare gli amici conosciuti durante l’estate a Nebbiù. Ed ecco che si partiva in 40-50 biciclette con tanto di servizio d’ordine di noi più grandi verso Pieve di Soligo, Oderzo, Campodipietra, Sacile. A Pasquetta, con l’organizzazione della commissione Tempo Libero della parrocchia si andava a fare festa tutti insieme a Falzè di Piave sulle rive del fiume. Sicuramente da ricordare il Giubileo dei Giovani a roma nel 1983 con Papa Giovanni Paolo II e il congresso nazionale dell’Azione Cattolica Ragazzi sempre a Roma. E poi esperienze itineranti come viaggi in Sicilia e in Val D’Aosta confidando sempre nella Divina Provvidenza affinchè tutto andasse per il meglio.
DON GIULIANO PRETE IN MISSIONE
DON GIULIANO PRETE DELL’ORATORIO